Amor Ardente al Museo della Natura e della Scienza di Lisbona

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Il Museo Nazionale di Storia della Natura e della Scienza, nel presentare mostre di arte contemporanea nei suoi spazi che naturalmente sarebbero destinate a mostre scientifiche, intende promuovere la condivisione delle conoscenze necessarie al contemporaneo e contribuire alla coesistenza delle diverse sensibilità culturali, con l'obiettivo di attrarre nuovi visitatori e incrociare il pubblico più differenziato. Con questo scopo abbiamo realizzato la mostra Amor Ardente dell'artista Valeria Paniccia. La sua non è una semplice mostra di fotografie, poiché le immagini digitali sono stampate su cotone e lino, e la sua narrazione non è soltanto una storia perpetua di esperienze passate, nelle sculture e nelle tombe, poiché esse continuano nelle fotografie. La scelta consapevole del supporto, il lenzuolo, ha la carica simbolica fondata sul riferimento alla Sacra Sindone e si muove in una dialettica costante tra passato, presente e futuro.

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L'artista è autonoma ma prigioniera del registro immaginario e pragmatico del suo lavoro, stimolato dalla sua osservazione metodica. La documentazione fotografica di questa ricerca è il risultato di anni di viaggi, visite, studi, interviste e riferimenti a autori classici compresa la lettura compulsiva dei loro testi. Questa ponderosa ricerca è iniziata nel 2000 con la visita ai cimiteri monumentali di tutto il mondo. È questa appropriazione metodologica, questo sperimentalismo nell'approccio al processo di creazione artistica che si relaziona con lo sperimentalismo della scienza.

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Il punto di intersezione è la creazione e la costruzione del lavoro artistico di Valeria Paniccia con la ricerca di zone di confine come strumento estetico. L'innocenza e il candore delle fotografie presentate ci riportano all'antichità classica, dove il proulnehgamento del silenzio del cimitero si ritrova in queste stanze austere del Museo che un tempo erano un convento e che ancora oggi ospita la tomba di Ferdinando Telles de Menezes, colui che ha donato il terreno ai gesuiti per la costruzione del Noviziato di Cotovia.
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Quando l'arte contemporanea invade il Museo della Natura e della Scienza e sorprende i suoi visitatori, facendoli interrogare sulla pertinenza della mostra, vuol dire che l' esperienza non è inutile. Sofia Marçal Curatrice

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La mostra Amor Ardente di Valeria Paniccia propone un incontro dello spettatore con le opere riprodotte attraverso la tecnica fotografica. Immagini digitali in un supporto originale e inaspettato: un panno di cotone e lino, il lenzuolo, il sudario usato da qualcuno, sconosciuto, nei momenti di riposo, passione o morte.

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Il lavoro è permeato dall'idea della scoperta dell' Eros nei cimiteri monumentali, un tipico fenomeno italiano, che l'artista nella sua meticolosa ricerca trova in diversi cimiteri del mondo. Varcare la soglia di un luogo, fare un gesto comune e scoprire in un luogo ancora tabù come lo è il cimitero, un mondo straordinario dove storie di vite, celebri o meno, e ammirare quelle belle e belle giovani donne, perfettamente a proprio agio nei letti della morte. Valeria Paniccia, nel suo viaggio attraverso i cimiteri del mondo, scopre queste immagini femminili ignorate dalla maggioranza, e non le abbandona. Queste malinconiche creature, a volte piegate sulla tomba, o nascoste dietro un ramo, a volte sublimando un momento di piacere, sono protagoniste della mostra.

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E quale destino migliore che lasciarli rivivere in tessuti autentici invece di lasciarli indifesi nella pietra? Il titolo dell'installazione, Amor Ardente, è ispirato al sonetto di Luís Vaz de Camões, Alma Minha gentil, que te partiste, così vicino al XXXI canto del Canzonire di Francesco Petrarca, Questa anima gentil che si diparte.

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Nel Museo Nazionale della Storia della Natura e della Scienza Valeria Paniccia presenta alcuni nuovi lavori dedicati alle tombe brasiliane e portoghesi. In particolare Maria Amélia, rappresentata come Dolente, davanti alle tombe di suo marito, Carlo I, re del Portogallo assassinato il 1 febbraio 1908 contemporaneamente a suo figlio Luigi Filippo. Nel Pantheon di Bragança, nel monastero di São Vicente de Fora, Valeria si avvicina alla regina Maria Amelia, offrendole un mantello-lenzuolo decorato con pizzi portoghesi, in omaggio al paese che la accoglie.

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Alix Lesgards, distinta insegnante di francese, un nudo femminile dello scultore Simões de Almeida Sobrinho che Valeria Paniccia ha trovato al Cimitero dei Piaceri di Lisbona, è la sua ultima scoperta.
La voce della grande attrice Maria de Medeiros interpreta la storia inedita, scritta appositamente per questa installazione. Nel suo viaggio in Brasile, Paniccia ha trovato la scultura della poetessa Francisca Júlia César da Silva, un'opera dell'italiano Victor Brecheret, padre del Modernismo brasiliano. La scultura in marmo di Carrara è stata scolpita per il cimitero di Araça a San Paolo e ora è stata installata nella Pinacoteca dello Stato di San Paolo.

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L'artista non si accontenta di registrare le immagini fotografandole, ma allo stesso tempo cerca negli archivi per ritrovare la memoria e scrivere storie su alcune delle sculture erotiche che più la incantano. Lo scopo dell'installazione di Valeria Paniccia è quello di riscoprire i cimiteri come musei all'aria aperta dove cercare la bellezza e non come luoghi da evitare. Attribuire bellezza all'arte funeraria significa, infine, riscattarla dall'indifferenza. In concreto l' arte funeraria di statue di donne sensuali racconta un modo sereno, pacificato e quieto di vedere la morte. Per Antonio Tabucchi, "la fotografia è la morte, perché fissa l'attimo irripetibile". Al contrario, queste lenzuola, che devono essere guardate alzando la testa, sono un inno alla vita. Stefania Cesari Cesari Studio Produçao

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Valeria Paniccia attraversa i cimiteri del mondo, interroga le tombe, osserva la delicatezza delle statue, le figure, i corpi, i gesti, le tracce, le storie silenziose che esse proteggono. Al Cimitero dei Piaceri di Lisbona, resta affascinata dall'elegante sofferenza della tomba di Alix Lesgards.

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Chi era questa donna, una giovane francese giunta da Tolosa per lavorare in Portogallo? Valeria cerca di svelare qualcosa del mistero che gli anni hanno cancellato. Ricerca e immagina, associa, usa poeti e scrittori, corrispondenze artistiche, immagini e intuizioni.
Dà voce e vita alle pieghe della pietra, ai suoi movimenti silenziosi, alla sua espressione tranquilla. E mi ha chiesto di prestare la mia voce a queste deboli ombre. Tra cultura italiana e cultura portoghese, tra letteratura e arti plastiche, tra passato e presente, è stato un piacere attraversare questo testo, cercando sulla lapide l'amore ardente.
Maria de Medeiros, cantante, attrice, regista


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Quando José Pedro Sousa Dias, direttore del Museo Nazionale della Storia della Natura e della Scienza, mi chiese di fotografare la Regina Amelia, di fronte alla tomba di Carlo I e di suo figlio, ho esitato un momento. Il tema dell'installazione a Lisbona è l'eros nei cimiteri monumentali. Ma alcuni versi di Camões e prima ancora di Petrarca, con la loro sollecitazione a raccontare la morte come un amor ardente, una bellezza infinita, mi hanno guidato a una scelta per me nuova: non mi bastava più fotografare una statua e stamparla sul supporto di un lenzuolo. Ho voluto mettere addosso il lenzuolo alla statua dopodiché l'ho stampata su quello stesso lenzuolo. Una mise en abyme, una copia del supporto che contiene se stessa. Dunque ho fotografato l'ultima regina del Portogallo con un mio personale mantello, mentre i portoghesi si apprestano, attraverso una piattaforma di crowdfunding, per la ricorrenza dei 110 anni dal Regicidio (l'assassinio del marito e del figlio più grande, il principe Luigi), a restaurare un mantello di velluto rosa con ricami e applicazioni di fili d'argento, offerto a D. Amelia dalla città di Parigi, in occasione delle sue nozze con il principe Carlo I, futuro re del Portogallo. Osservare la Regina D. Amelia manipolare e scrutare in quell'oggetto misterioso, la macchina fotografica, è stata una sorpresa per me. Non sapevo che avesse la passione della fotografia, che fosse pittrice di acquerelli e olii. La sua fotografia più bella per me è quella che ritrae suo fratello Philippe con un grosso cane, insieme a tutta l'ombra di lei e del fratello.

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La mia avventura di pensiero e di immagine inizia nel 2000 quando sono entrata per caso al Campo Verano di Roma per cercare la data di nascita di una doppiatrice che prestava la voce a Marilyn Monroe. Avevo firmato un contratto per un libro e lo stavo concludendo. Mancava la data di nascita di quell'attrice che non riuscivo a trovare in nessun libro né in Rete. Da quel momento, varcando per la prima volta la soglia di quel cimitero, ho scoperto un mondo più vivo che mai, un luogo dove gli artisti tentano di raccontare l'Indicibile e dove portare alla luce le vite dei morti, celebri e non, aiuta a cogliere l'anima di un popolo e regala emozioni autentiche ed elementi ultimi di riflessione.

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Ho realizzato una serie televisiva con guide eccellenti come lo scrittore Premio Nobel José Saramago, l'architetto Gae Aulenti, il filosofo Massimo Cacciari, gli attori e registi Giorgio Albertazzi, Toni Servillo, Pupi Avati, l'astrofisico Margherita Hack, il politologo Giovanni Sartori e molti altri, ho realizzato video, libri, performances e installazioni. Non riesco a smettere, poiché ho scoperto che varcare la soglia di un cimitero, entrare in un luogo considerato ancora tabù, regala sostanza alla vita.

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Quando la curatrice Sofia Marçal ha approvato il progetto delle mie fotografie e dei racconti scritti per quelle statue erotiche nel Museo Nazionale della Storia Naturale e della Scienza dove sono protagonisti gli animali, ho ripensato al dialogo con il filosofo Massimo Cacciari durante la passeggiata televisiva per la Rai, nel cimitero di San Michele in Isola, a Venezia. Mi disse: «Vi è un vincolo indissolubile tra il linguaggio e la morte. Noi parlando diventiamo consapevoli della morte». Chiesi: «Vuol dire che le parole sono testamento?». «L’animale non è consapevole della morte in quanto non parla. Parlare è parlare della morte. Ciò non toglie che gli animali più evoluti non conoscano il lutto», rispose l'ex sindaco di Venezia. Ripensai a Gana, il gorilla dello zoo di Münster, che per tre giorni interi tenne in braccio il corpo senza vita del suo piccolo.

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Così come a Roma mi aveva trascinato una voce quasi balbettante con bisbigli, soffiati e sonorità profondamente seducenti come quella inventata da Marilyn, ora per raccontare la storia di Alix Lesgards al Cimitero dei Piaceri di Lisbona, avevo bisogno di una voce riconoscibile, penetrante come quella di Maria de Medeiros.

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Amare le statue erotiche dei cimiteri è una ierogamia, un matrimonio tra il divino e l'essere umano.

Valeria Paniccia

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foto di Valeria Paniccia


per le foto dell'installazione AMOR ARDENTE di Valeria Paniccia
si ringrazia Sergio Perissinotto e Gil Sim
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