Konst för fred, Arte per la pace, Art for Peace


 
Konst för fred, Arte per la pace, Art for Peace
arte per la pace

Quante sono le guerre nel mondo in questo istante? Proprio oggi domenica 31 agosto alle ore 9,41? Possiamo conoscere il numero, questo sì, ma cosa posso fare io? In che modo posso impegnarmi ad attenuare la catastrofe che ogni giorno si appalesa, puntualmente con tutta la sua tragedia irrimediabile, ogni sera alle ore venti quando mi sintonizzo sul telegiornale? Cosa posso fare io affinché quell’uomo vestito di nero che con grande nonchalance, come un attore di un film, tira fuori da dietro la schiena una lunga falce pronto a decapitare un uomo vestito d’arancione in ginocchio davanti alla telecamera, interrompa la sua follia?
L’occasione importante per riflettere mi è stata offerta da Roberto Torregiani, un’artista nato nella mia città, Civitanova Marche, residente a Stoccolma da oltre trent’anni. E’ lui che mi ha chiamata ad esporre un’opera per
KONST för FRED, ARTE per la PACE, una collettiva di italiani e svedesi all’Istituto Italiano di Cultura dal 3 al 25 settembre 2014 nella capitale nordica.
Di una cosa purtroppo sono certa, che le guerre sul mio pianeta Terra non finiranno mai. Mi viene infatti alla mente un frammento delle Teche Rai che ho utilizzato per un lavoro. E’ la faccia immensa in bianco e nero del poeta Giuseppe Ungaretti che nel 1969 scandiva queste parole come pietre:
«La guerra è e rimarrà sempre l’atto più bestiale dell’uomo. E purtroppo la storia ci insegna, anche in questi giorni, che l’imperialismo e la necessità di dominare gli altri, attraverso la violenza, non è cessato».
Ma sono le parole di un altro poeta, Giorgio Caproni, che mi indicano una possibile strada: «Or non è molto mi chiesero in un’intervista che cosa può e deve fare il poeta per migliorare il mondo. Mi limitai a rispondere, con un sorriso un po’ triste: «La stessissima cosa che può e dovrebbe fare il nostro portinaio. Se ciascun di noi pensasse seriamente a migliorare sé stesso piuttosto che preoccuparsi tanto (a parole!) del bene altrui, la società diventerebbe automaticamente migliore, e quindi anche il flagello della guerra scomparirebbe dalla superficie terrestre. Ma è una verità troppo elementare, ahimè, per trovare credito. Sforziamoci tutti, comunque. Mettiamoci tutti la nostra buona volontà
».
E se dunque la necessità di dominare gli altri attraverso la violenza non cesserà mai e posso migliorare attraverso la mia buona volontà, io scelgo il vero potere, quello dell’amore. Per ricordarlo a me stessa desidero scriverlo con i chiodi antichi e rugginosi, così come ormai da qualche anno sto facendo. Una piccola tavoletta, perché un gesto è cosa minima, su cui scrivo la mia personale arma: LOVE.

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