Belvedere Maria Grazia Capulli, Camerino

MARIA GRAZIA giovane

Come può diventare duratura una carezza? Come si può lenire, anche solo appena, il dolore di una madre che ha perso una figlia? L’angoscia fisica ed emotiva di Mamma Rosa, del fratello Angelo, di noi tutti che abbiamo conosciuto e condiviso la nostra vita con una donna speciale, Maria Grazia Capulli?
Si dice che le persone scomparse vivono dentro di noi. Io la sogno spesso Maria Grazia, anche poche sere fa è successo. Ma quando noi non ci saremo più chi potrà e come si potrà far sopravvivere il ricordo di Maria Grazia?

Il giorno dopo il suo funerale sentivo che dovevo far qualcosa affinché la memoria di un’amica potesse durare ed essere tangibile e visibile, affinché il messaggio concreto del suo passaggio su questa terra, potesse essere di insegnamento per chi non l’aveva mai incontrata.

Ci voleva un luogo, un luogo innanzitutto speciale come lei: un luogo con una luce trasparente, un luogo con gli stessi suoi colori, il cilestrino, l’azzurro, un luogo con i suoi colori preferiti come il giallo. Provate a venire qui verso fine ottobre quando le foglie di quei faggi maestosi mutano per una settimana soltanto, omogeneamente, in una sfumatura di giallo indescrivibile.

Ci voleva un luogo come questo dove le cime dei Monti Sibillini al tramonto si tingono di rosa e diventano un cielo al rovescio.
Un luogo dove un albero, un antico cedro del Libano, fosse protagonista della sua infanzia, adolescenza e maturità.

Spesso torno a guardare nel mio telefonino le foto di Maria Grazia piccola che si arrampica su quell’albero. O di Maria Grazia ventenne in una posa di danza libera attorno a questo cedro del libano.
Maria Grazia da adulta, ferita dalla malattia, amava passeggiare qui, respirare a pieni polmoni e sedersi all’ombra di queste fronde per leggere un libro. Talvolta amava, dopo averli letti, lasciare i suoi libri su queste panchine, affinché qualcuno li raccogliesse. Era un suo modo per diffondere l'amore per la parola scritta dei suoi autori preferiti.

Dicono che gli alberi parlano di amicizia con la Terra. Io ne sono convinta, anche Maria Grazia lo era. Un ferragosto festeggiammo il suo compleanno con una lunga tavola imbandita in un bosco.

Lo scrittore Guido Ceronetti invita a proteggere un albero come un bambino.

Questo è un luogo dell’anima. Dell’anima di Maria Grazia che forse non abbiamo del tutto perso, perché il suo insegnamento, NUTRIRCI DI BELLEZZA, resta ed è eterno.

Grazie Alberto Pepe per aver assecondato questa carezza duratura. Grazie Signor Sindaco.


Valeria Paniccia

Camerino, Rocca Borgesca, 25 agosto 2018

maria grazia capulli
Maria Grazia Capulli

MARIA GRAZIA CAPULLI VALERIA PANICCIA
Maria Grazia Capulli e Valeria Paniccia

ROCCA 1
Giardini della Rocca Borgesca, Camerino, in autunno

BELVEDERE
Belvedere Maria Grazia Capulli, la targa accanto al Cedro del Libano

Rocca 5
Il Cedro del Libano dove Maria Grazia da ragazza amava danzare

inauguazione Belevdere, V. Paniccia
Valeria Paniccia, il giorno della cerimonia dell'inaugurazione del Belvedere Maria Grazia Capulli