Dio c'è alla Triennale di Arti Visive a Roma

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DIO C'E' copia


I Centochiodi di Valeria Paniccia

Il ferro ed il legno dell’amor profano di LOVE, umorali, memoria del ritmico e sanguinante battere e levare biologico, diventano qui decisa e radicale affermazione dell’Altro Assoluto.

Una transustanziazione possibile perché il destino della materia è quello di disfarsi e ricostituirsi continuamente, caricarsi della forza dei significati in movimento che siamo.

La compostela di Valeria Paniccia è scabrosa, persino urticante. Ricorda la severa pietà di certi crocifissi del gotico tedesco.

“Così morì la mia bellezza, come quella di un lebbroso, come se non fossi mai stato la bella saggezza”, scriveva Suso, l’amatore del Grande Nulla che tutto contiene.
Dio c’è. Come una scritta sul cavalcavia, spinta alla periferia della Comunicazione e dell’Impero,  a prenderli d’assedio, a insinuare il dubbio che quella sentenza, anch’essa necessaria ed inevitabile - Dio è morto! - non era stata detta per nutrire ipertrofiche e miopi certezze. Dio è come Che Guevara, continua a vivere dopo la sua morte in scomposte, impreviste scritte sui muri, e sulle soglie incerte della coscienza. E lì è conficcato da sempre, esistenza senza alcun bisogno di acrobazie logiche o evidenze di laboratorio, risposta in cerca di domande.

Presenza antica, e amica. Come il legno che assorbe la pressione e, come Dio, accoglie nei suoi squarci la forza stolida del mondo trasformandola in nuova Bellezza.
Ignazio Licata




Valeria Paniccia
DIO C’È
95,5x47,5, legno, ferro, vernice industriale
2012


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