Valeria, ragazza del popolo. I film della Moriconi rivisti oggi

R 30OMAGGIO AL CINEMA DI VALERIA MORICONI
Sala Trevi - Cineteca Nazionale, 2 dicembre 2015: Omaggio al cinema di Valeria Moriconi
da sinistra Italo Moscati, Carlo Infante, Oreste De Fornari, Sandra Infascelli, Rossana Di Rocco, Valeria Paniccia
sul grande schermo Valeria Moriconi e Gilberto Govi in
Lui, lei e il nonno, regia di Majano (1961)

di Valeria Paniccia

La prima volta di Valeria Moriconi sul grande schermo apre una tenda: esce fuori e cammina, solo che lo fa accanto a Sophia Loren che si ferma di lato del varco, mentre la Moriconi la precede e sfila, vestita da ancella, insieme ad altre. Fine.

Non era una comparsa, ma una figurazione speciale, perché doveva stare fisicamente accanto alla protagonista
AIDA, trasposizione cinematografica dall’opera di Verdi, regia di Clemente Fracassi. Il film esce nelle sale il 23 ottobre 1953. E Valeria Moriconi era arrivata un anno prima, il 20 settembre del 1952, a Roma, dalla provincia, dove era nata, a Jesi, insieme a suo marito, sposato l’anno prima, e a un suo amico, Corrado Olmi, per tentare l’avventura di attrice lei, di pittura lui, lo sposo Aldo.
In un’altra scena, documentata dalla storia, è Sophia Loren che varca una soglia, quella del camerino di Valeria Moriconi. È il dicembre del 1960 e la Loren si reca a teatro a vedere
Il rinoceronte, novità assoluta per l’Italia di Eugène Ionesco, allestito dalla Compagnia dei Quattro (Moriconi, Luzzati, Enriquez, Mauri), con Valeria Moriconi primadonna, al Teatro Mercadante, di Napoli.

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Valeria Moriconi in I ragazzi dei Parioli, regia di Sergio Corbucci, 1959

Dal Quaderno di recenti ricordi e memorande imprese, diario dei primi giorni nella città eterna, martedì 30 settembre 1952 la Moriconi scriverà: “oggi è una data importante perché c’è la firma del contratto”.

Non sappiamo quale. Ma la data più importante, per lo meno per me, è quando appunta in quel diario giovedì 2 e venerdì 3 ottobre 1952:
Sappiamo da Corrado le proposte oscene che quelli stupidi lillipuziani hanno fatto per Aldo. Secondo loro, poiché vorrebbero lanciarmi bene e con tutte le regole, e siccome credono che Aldo abbia un sacco di quattrini da buttar via, sarebbe bene che Aldo con un gesto di munificenza, donasse alcune centinaia di migliaia di lire per la mia pubblicità.
Appena sentiamo questo la nostra indignazione giunge al colmo.
Stiamo Aldo ed io, per correre da quello per prenderlo a schiaffi, ma per fortuna Corrado ci rabbonisce facendo sfoggio di tutta la sua eloquenza
”.

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Valeria Moriconi in Gli innamorati, regia di Bolognini, 1955


Il cinema degli anni Cinquanta offre a Valeria Moriconi, oltre ai soliti noti escamotages, dapprima il ruolo della ragazza esistenzialista, vestita di nero con i calzoni a sigaretta, la camicia con le maniche lunghe ripiegate fino al gomito, la cinta strizzata in vita, le ballerine e la coda di cavallo. Non era di moda a Roma vestirsi così, alla Juliette Gréco, e quindi tutti si giravano, dirà lei in un’intervista.
È l’episodio firmato da Lattuada,
Gli italiani si voltano, del film collettivo Amore in città (1953). Marco Ferreri, all’epoca direttore di produzione, la notò e durante l’audizione Lattuada le disse solo: “Sciogliti i capelli, ti vestiremo di nero”.
La Moriconi annota sempre in quel diario, martedì 7 luglio 1953, che
Lattuada ha visto tutti i disegni del mio Piccì (suo marito, n.d.r.) e li ha trovati veramente belli ed interessanti, tanto che mi parla di Aldo come di un futuro pittore.

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Valeria Moriconi è Gughi, in La spiaggia, regia di Lattuada, 1953

Nel suo diario il primo Maggio annota che Lattuada gli era stato presentato in un salotto, in casa del pittore Sereni, dove c’era Flora Volpini, Alberto Moravia, il pittore Campigli. Quindi l’aspirante attrice per accedere al mondo del cinema frequentava i salotti culturali, ma disdegnava la mondanità frivola. È lei stessa che lo ammette, negli anni successivi, quando la fama è consolidata.
Subito arrivò anche un ruolo vero ne
La spiaggia (1953), considerato dalla critica il primo film importante sull’ipocrisia dei borghesi in vacanza, e non una commedia alla francese. La Moriconi era Gughi, che si atteggiava a ragazza esistenzialista, libera e senza una lira, sempre in viaggio. Bellissima in due pezzi (non ancora bikini).

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Valeria Moriconi e Corrado Pani in I dritti, 1958

Ecco, da questo momento in poi tutti i produttori la vorranno in due pezzi, e posso citare la sfilza di film dove giganteggia per il suo fisico ma soprattutto per la sua freschezza, simpatia, il suo sorriso e il suo volteggiare con naturalezza davanti all’obiettivo, il suo non mettersi mai in posa: nelle inquadrature infatti, mai la Moriconi assume pose plastiche o fa le cosiddette facce. Infatti, spesso, quando è distesa o anche inquadrata in primo piano ha un lieve doppio mento. Non bada a quello che sarà l’incubo di tutti i divi.

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Valeria Moriconi in L'amore nasce a Roma, regia di Amendola, 1958

Ciò vuol dire che era lei, la ragazza venuta dalla provincia. Non si atteggiava. Era anticonformista davanti alla macchina da presa (e nella vita). Una dote mica da poco quella della naturalezza. Altre attrici, scritturate nei suoi stessi film (non facciamo nomi) sembravano di pietra.

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Valeria Moriconi e Corrado Pani in I dritti, 1958

Ma la Valeria Moriconi che amo è quella sorprendentemente - per me che l’ho conosciuta, intervistata, vista recitare a teatro quando era già divina, leggenda, mostro sacro - popolana. Ora sartina, ora venditrice di uova fresche, ora fioraia, ora dattilografa, cassiera del bar.

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Valeria Moriconi e Nino Manfredi in A cavallo della tigre, regia di Comencini, 1961

La lezione di Eduardo, che nel 1957 la sceglie per farla lavorare, prima accanto a lui, al teatro Eliseo, poi per darle affidarle un ruolo da protagonista a teatro di una sua novità, De Pretore Vincenzo, e più tardi, nel 1964, per la versione televisiva di Chi è chiù felice ‘e me, dove le affida il ruolo di moglie, sembra possederla già in nelle prime apparizioni cinematografiche.
I gesti di Valeria Moriconi, lo sguardo, le pause, il rimpiere i vuoti, il suo travestirsi e truccarsi da dentro, la sua divertita leggerezza, talvolta spavalderia, è evidente e conclamata.

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Valeria Moriconi in Gli innamorati, regia di Bolognini, 1955

Ed è questo che mi fa amare la sua Marisa (purtroppo doppiata, da Flaminia Jandolo), la sarta di pantaloni trasteverina che si contenta di poco, diretta da Mauro Bolognini (1955), ne Gli innamorati, una commedia goldoniana ambientata a Trastevere (in realtà di Trastevere non c’è nulla). Marisa innamorata di Nando (Sergio Raimondi), meccanico che faceva i fumetti ( attore di fotoromanzi) a tempo perso, non è ricambiata. Lui la tradisce infatti con la protagonista dei fumetti. Una storia di coppie, l’altra coppia è costituita da Interlenghi e Lualdi. Marisa/Valeria al suo innamorato deve portare un paio di calzoni perché durante una scena mentre girava alla Piramide, glieli hanno rubati.

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Valeria Moriconi in Gli innamorati, regia di Bolognini, 1955

I due litigano. Perché, dice lui, lei ha un caratteraccio, è impunita e tira fuori le unghie. Di Marisa è innamorato un altro, Sor Annibale, interpretato da Gigi Reder, che però non ha l’età giusta, è troppo vecchio.

Durante la scena del ballo, dove si canta
Buongiorno Giuliana, a Nando chiedono un autografo, e lei, Marisa chiede a Otello (Nino Manfredi) di farla ballare. Qui Valeria Moriconi è bravissima. Triste, perché non gratificata da chi lei ama, ballando con un altro, se ne esce con: “A Oté, guarda che te sei fermato proprio sul piede mio”. Poi ritrova il suo Nando e si battibecca con lui. Marisa ad un certo punto si trova davanti ad Alba del Bosco, la compagna di lavoro di Nando nei fumetti (i fotoromanzi, n.d.r.), prende e se ne va. Lascia l’uomo che ama con quella. Si arrende, insomma.
Ma quando un ladruncolo viene preso a botte dagli amici di Marisa lei lo protegge e lo aiuta a pulirsi dal sangue, raccomandandosi al ragazzo: “Speriamo che te passi il vizietto di rubbare”. Nel finale una scena bellissima: Marisa/Valeria, mani sui fianchi e petto in fuori, provoca Nando (“E mena, e mena, dai uno schiaffo a me se sei bbono!). E si prende uno schiaffo: “Ammappete che schiaffo Nando”. Squilla il telefono della sartoria, dove lui riceveva le telefonate dell’attrice di fumetti. E lui le dice: “Rispondi tu e dimme che me so’ stufato. E lei sorridente: “Ce vado!”, ancora bagnata di lacrime”. Ed è riconciliazione. Un carattere peperino sì, ma buono.

E la Moriconi è vera, autenticamente naturale. Il film non ebbe successo di incassi, come lo ebbe
Poveri ma belli, dove la Allasio, sarta anche lei, era sempre con il seno in bella vista e il film venne lanciato da Titanus. Ma è un capolavoro di Bolognini dimenticato e sottovalutato. Alla proiezione in Sala Trevi, il 2 dicembre 2015, per l’omaggio al cinema di Valeria Moriconi, dove è stato proietatto in pellicola, il pubblico ha molto apprezzato la Roma di un tempo, quella che nonostante gli edifici siano sempre quelli, ora ha un volto irriconoscibile.

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Valeria Moriconi e Totò in Miseria e Nobiltà, 1954

Dei tre film di Valeria Moriconi accanto a Totò, Un turco napoletano (Mattoli, 1953), Miseria e Nobiltà (Mattoli, 1954) e Totò lascia o raddoppia (Mastrocinque, 1956, quello che più ho amato è sicuramente il secondo: Pupella-Valeria, che vive nella casa di Felice Sciosciammocca e partecipa alla famosissimo scena della mangiata di spaghetti. Di lei si innamora Luigino, Carlo Croccolo.

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In Totò lascia o raddoppia, Valeria Moriconi è Elsa Marini, cassiera del bar, fidanzata con Bruno Palmieri, cameriere dello stesso bar.

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Valeria Moriconi e Totò, in Totò lascia o raddoppia, 1956

Elsa è la figlia (ma lei non lo sa) del duca Galiardo della Forcoletta dei Prati di Castel Rotondo, nobile decaduto che partecipa al gioco televisivo di Mike Bongiorno.

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Valeria Moriconi è una delle bagnanti in Un turco napoletano,
regia di Mario Mattoli, 1953

In Un turco napoletano la Moriconi è una delle bagnanti, non è doppiata e la sua risata, che poi sarà una delle sue caratteristiche fondanti, anche sulla scena (la più naturale del Teatro italiano, dirà Guido Almansi) si appalesa in una scena dove Totò è circondato da otto ragazze.

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Valeria Moriconi e Aldo Fabrizi, in Guardia, guardia scelta e brigadiere e maresciallo,
1956, interpreta Maria, innamorata di Sandro, il pugile Tiberio Mitri

L’ho amata Valeria Moriconi in Guardia, guardia scelta e brigadiere (1956), regia di Bolognini. Si chiama Maria, è figlia del vedovo brigadiere Aldo Fabrizi, Pietro Spaziali, Vive con il padre e Tonino, il fratellino di sei anni. Ed è innamorata del pugile Sandro, Tiberio Mitri, che interpreta un pugile. La Moriconi (ancora una volta doppiata da Flaminia Jandolo) qui è bravissima accanto a Fabrizi. E ancora una volta è lei che cerca l’amore, ed è ricambiata sempre con difficoltà all’inizio, ma poi sia qui che in Gli Innamorati, gli uomini tornano da lei. Si sposa in abito bianco, subito dopo l’incontro. Scena madre quando la Moriconi chiede al padre Fabrizi che si vuole sposare e deve lasciare il padre e il fratellino.

Stesso ruolo di ragazza innamorata non ricambiata nel film I dritti (1958), regia di Mario Amendola, dove Valeria Moriconi, doppiata, è Tosca, diciannovenne venditrice di uova fresche, innamorata non ricambiata da Aldo, Corrado Pani, con i capelli ossigenati, che ama le donne sposate, cioè è un dritto. Lei ha un solo torto, dice subito che lo ama. La scena domenicale al mare è deliziosa: in bikini, Valeria Moriconi è allegra, divertita, spavalda, e viene inquadrata con un primo piano dell’ombelico a gambe larghe, quasi, ma mai volgare. Alla fine lui torna da Orvieto dove fa il soladato, cambia sistema, si è calmato, dopo un giorno che è stato al fresco. Quando si congeda sposa Tosca.

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Valeria Moriconi e Gérard Philipe,
in
La meilleur part (Gli anni che non ritornano), regia di Yves Allegret, 1955

Un capitolo a parte, nel cinema di Valeria Moriconi, è la sua breve parentesi con Gérard Philipe. Sì, stiamo parlando di una scappatella che Valeria Moriconi confessa ai giornali, molti anni dopo. Il film venne girato tra l’Alta Savoia e Parigi. La meilleure part (1955) è sicuramente un film da rivedere, per la sua tematica (incidente sul lavoro in una grande diga). In italiano il titolo è Gli anni che non ritornano, e lei è la fidanzata di un operaio che lavora in una diga, fa la barista, si sposa con l’operaio ma il giorno del matrimonio l’ingegnere della diga, Gérald Philipe le chiede di fare un ballo. Valeria Moriconi qui è molto fiera di recitare in francese senza essere doppiata.

Nel 1956 recita accanto a Teddy Reno. Il film si intitola
Una voce, una chitarra, un po’ di luna. E due anni dopo accanto a Lello/ Claudio Villa, barbiere al suo paese e aspirante pittore a Roma, in L’amore nasce a Roma fa la corte a lei, Silvia/Valeria, fioraia (doppiata da Rita Savagnone). Stesso identico ruolo: la ragazza del popolo pulita, ma non baciata dalla fortuna.

L’ho amata Valeria Moriconi in
Lui, lei e il nonno (1961), diretta da Anton Giulio Majano, dove interpreta Resy, la dattilografa, accanto all’industriale Walter Chiari, il protagonista, a Carlo Giuffrè, Guglielmo, e Gilberto Govi il nonno in questione, padrone dell’impresa (bizzarra l’idea di amientare a Napoli un film recitato dal grande comico genovese per eccellenza), che ad un certo momento le chiede di spogliarsi, lei, Resy, tira su la maglietta, poi il nonno si ravvede e la blocca. Bella la scena di lei in bikini sulla barca e in acqua nella scena finale. Anche qui è un peperino, fresca, solare, sorridente, una forza della natura.

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Valeria Moriconi e Walter Chiari in Lui, lei e il nonno, 1961
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C’è un’altra scena, in un altro film, in cui in cui Valeria Moriconi che interpreta Grazia, è costretta a spogliarsi con la sua amica Nuccia (Scilla Gabel), due ragazze in cerca di fama, abboccano alla tresca di due pariolini che mettono un annuncio sul giornale, fingendosi produttori in cerca di attrici. Il film è I ragazzi dei Parioli, regia di Sergio Corbucci (1959).

Nel 1961 è accanto a Renato Salvatori che guida i partigiani nel film sulla resistenza,
Un giorno da leoni, diretto da Nanny Loy che lo scrisse insieme a Giannetti. La Moriconi era molto fiera dei aver partecipato a questo film. In una scena bellissima e dolce è a letto con il protagonista Orlando/Renato Salvatori. Il suo ruolo è quello della moglie di Romolo Valli.

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Claudio Villa e Valeria Moriconi in L'amore nasce a Roma,
regia di Amendola, 1958

Come mai Valeria Moriconi che poteva essere la nostra Jeanne Moreau (ad un certo momento, nei primi anni Sessanta alcuni giornali così la definirono) non divenne una grande attrice di cinema? Eppure ne aveva tutte le potenzialità. Basta andare a rivedere le numerose e piccole parti di quel periodo, dal 1953 al 1963. Perché non le affidarono ruoli che si meritava? Non ha trovato in Italia il suo Louis Malle e François Truffaut? O semplicemente il suo Antonioni o Fellini o Pietrangeli?

Strano davvero che Fellini, il quale amava notoriamente le fisionomie irregolari, non si sia accorto di lei per farne, per esempio, una delle donne che popolano i sogni e i ricordi di Mastroianni, in
8 e ½.

La Moriconi diceva di sé di avere una faccia
afroeuroasiatica. A volte attribuiva a questa sua fisionomia la responsabilità per la sua diseguale carriera sul grande schermo.

Come mai, lei che aveva cominciato la carriera nel cinema, è passata quasi del tutto al teatro e alla tv, le chiede Roberto Buttafava nel 1966. E la Moriconi risponde:
Perché il cinema non mi ha valorizzata affatto. Mi piacerebbe fare un film con Franco. Il soggetto c’è già, la parte è bella, moderna, umana.

Ecco forse la Moriconi del cinema è la prima, perché quella dopo, la Moriconi sul grande schermo mentre era già primadonna a teatro, meglio accantonarla del tutto. La cosiddetta fase erotica. A 44 anni (c’è un’intervista con Mike Bongiorno in cui lei dichiara la sua età, è scritta nell’Enciclopedia dello Spettacolo - dirà lei, anche se all’inizio della sua carriera, per almeno un decennio, si calerà due anni) i registi la vogliono per ruoli in cui non tanto si mostra nuda, perché non è poi così (indosserà mise nude look, vestaglie trasparenti nere, con sotto slip colorati o vestaglie cortissime e colorate), ma seducente sì. È quella che oggi si direbbe una
cougar (senza figli, matura che ama fare sesso, spesso con più giovani).

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Valeria Moriconi e Turi Ferro in Che notte, quella notte! regia di Ghigo De Chiara, 1977

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Valeria Moriconi e Turi Ferro in Che notte, quella notte! regia di Ghigo De Chiara, 1977
film proiettato alla Sala Trevi per Omaggio al cinema di Valeria Moriconi

La prima fase della sua maturità non le regala grandi ruoli ma solo camei. Purtroppo in film a volte mediocri o decisamente brutti (vedi Calamo, dove la Moriconi pratica un incesto con il fratello Lino Capolicchio, film che tutti gli interpreti, compreso Raffaele Curi, hanno voluto disconoscere). O anche vedi Per amore di Cesarina, dove è la moglie di Walter Chiari o Quelle strane occasioni, regia di Nanni Loy, accanto a Paolo Villaggio. Qui meglio non raccontare nemmeno la trama per indiscutibile volgarità.

Nel 1970 tra i film recitati dalla Moriconi è da segnalare uno in cui è recita accanto a Giancarlo Giannini:
Una macchia rosa, diretto da Enzo Muzii e scritto da due intellettuali Tommaso Chiaretti, Ludovica Ripa di Meana. Anche questo film non ebbe alcun successo di critica né di botteghino. Lei recita nel ruolo di Valeria, sorella suicida di Giancarlo, documentarista (Giannini).

Tuttavia Valeria Moriconi nel 1974 girò un film, molto dissacrante nei confronti dell’istituzione familiare , sulla scia del precedente nobile di Marco Bellocchio (
I pugni in tasca), dal titolo oscuro: Il saprofita, scritto e diretto da Sergio Nasca. La Moriconi ha un figlio sulla sedia a rotelle, un marito fascista e si prende come amante il suo autista, un ex seminarista muto. Il che è tutto dire. E pensare che in Francia qualcuno lo ha addirittura salutato come un capolavoro.

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Valeria Moriconi in Il Saprofita, opera prima di Sergio Nasca, 1974

Italo Moscati sostiene che Valeria Moriconi non abbia partecipato al meglio del Cinema Italiano, perché fondamentalmente faceva il cinema per divertimento e accettava tutto. La sua primaria attività, dove era gratificata e dove emergeva, era il palcoscenico.

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Valeria Moriconi recita in veneto il ruolo di Ebe Bartolini
in
Le soldatesse, regia di Zurlini, 1965

La vera e unica occasione del cinema la Moriconi l’ha avuta senza dubbio con Le Soldatesse, tratto dal romanzo di Ugo Pirro, sceneggiato da De Bernardi e Benvenuti, sul set per tutto il tempo delle riprese che durarono molto oltre le otto settimane previste e con vicissitudini, come ci ha raccontato la produttrice Sandra Infascelli, all’epoca assistente del produttore esecutivo Roberto Infascelli: un attore protestato, Giulio Bosetti rimpiazzato con Tomas Milian, attrici italiane che litigavano con le serbe e con le francesi (Anna Karina, Marie Laforêt, ed altri inconvenienti anche molto più gravi, come quando sul famoso camion che trasportava le prostitute, ricevettero raffiche di spari al confine con l’Albania.

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Lea Massari, Rossana Di Rocco, Valeria Moriconi e Mario Adorf
in
Le soldatesse, regia di Valerio Zurlini

Rossana Di Rocco, giovanissima all’epoca del film, nel ruolo di Panaiota Demantritza, volto icona di Pasolini, per il quale ha recitato in tre film, ricorda che la Moriconi sul set era la più energica, la più brava e che teneva una borsa di acqua calda davanti alla pancia. Temeva di essere incinta. Forse lo era. Dei tre figli di cui era madre, però nessuno sopravvisse.

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Lea Massari, Valeria Moriconi e Rossana Di Rocco in
Le soldatesse
, regia di Valerio Zurlini

Pienamente meritata, sostiene Oreste De Fornari, la grolla d’oro assegnata nel 1966 a Saint Vincent alla Moriconi per l’interpretazione di Ebe Bartolini, prostituta veneta, cinica, disillusa, attaccata al portafoglio ma con con un cuore, amante del sergente Castagnoli, Mario Adorf. È, secondo il De Fornari, la figura femminile più convincente dell’intera carovana di donne, spedite nel 1941sul fronte greco, per, per sollevare il morale ai nostri soldati.

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L'attrice icona di Pier Paolo Pasolini Rossana Di Rocco seduta alla mia destra
sullo schermo con Valeria Moriconi nel film
Le soldatesse


Le altre, soprattutto Lea Massari, erano un po’ troppo aristocratiche per il mestiere che dovevano interpretare. Invece la Moriconi, tanto più in coppia con Mario Adorf rende convincente il suo ruolo, ancora una volta, il suo ruolo di donna del popolo.
Il film, prodotto da Moris Ergas, montato da Franco Arcalli, vinse il Premio speciale alla giuria del Festival di Mosca.

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Valeria Moriconi premiata con la Grolla d'Oro a Saint Vincent, 1966

L’ultimo film di Valeria Moriconi è La forza del passato e risale al 2002, dove interpreta la madre del protagonista Sergio Rubini.

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Valeria Moriconi in Lui, lei e il nonno, regia di Majano, 1961

In conclusione potremmo parafrasare ciò che la stessa Moriconi disse una volta per il teatro: “Puoi avere anche un brutto testo (in questo caso una pessima sceneggiatura), ma se c’è un attore convinto diventa grande teatro (e lei era grande anche in film sbagliati o indecenti). Il brutto teatro è chi fa routine”. E qui possiamo dare ragione a Moscati: Valeria Moriconi per il grande schermo voleva divertirsi. Insomma lei non era in malafede.

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Valeria Moriconi con lunghe trecce nere in Il Barcaiolo di Amalfi, 1954


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Due delle quattro pizze del film Le soldatesse, regia di Valerio Zurlini
Sala Trevi - Cineteca Nazionale
2 dicembre 2015
dalle ore 17,00 alle 23.00
OMAGGIO AL CINEMA DI VALERIA MORICONI