Presentazione del libro e installazione nella Rocca Flea di Gualdo Tadino



Invito Passeggiate

Il parco della Rocca Flea di Gualdo Tadino, si presenta agli occhi dello spettatore, come un antico giardino curato alla maniera medievale, che protegge e rende aulica la visione dell’imponente fortezza federiciana. In questo ambiente naturale, profumato da macchie di santoreggia, l’erba medica, ulivi, noccioli, melograni, ginestre, in una notte di plenilunio, in agosto, Valeria Paniccia ha presentato Prati dell’Eternità, addossando la sua installazione all’imponente muraglia di difesa esterna, al di sotto i camminamenti di ronda.
Trentotto piccole opere specchianti, trentotto storie incredibili appartenenti a celebri personaggi. Un piccolo, composto ed ordinato cimitero in cui sono presenti personalità come Ezra Pound, Maria Callas, Marylin Monroe, Primo Levi, Boris Pasternak, John Huston, Vittorio Gassman, Karl Marx, Rodolfo Valentino, Anna Maria Ortese, Sergej Eisenstein, Totò, Frédric Chopin, Michail Bulgakov, Bette Davis, Ingrid Bergman, Samuel Beckett, Nikolaj Gogol, Antonio Gramsci, Greta Garbo, Frank Capra, Adriano Cecchetti, Ray Bradbury, Amedeo Modigliani, Eugenio Montale, Pier Paolo Pasolini, Mario Soldati, Igor Stravinsky, Vladimir Majakovskij, Rudolf Nureyev, Konstantin Stanislavskij, Jean Paul Sartre, Billy Wilder, Jack Lemmon, Walt Disney, Frank Sinatra, Stan Laurel, Humphrey Bogart. Le opere sono sapientemente disposte sulle potenti pareti fortificate, in cui, per un gioco pragmatico, si è riflessa la luna e l’immagine di chi vi osservava (ma solo avvicinandosi molto) l’opera stessa, in cui, dunque, ci si poteva specchiare e anche perdersi in lontani, irraggiungibili ricordi.
Un’ opera installativa
, vede al centro del suo essere lo spettatore, se lo spettatore non c’è, l’installazione non esiste. Prati dell’Eternità esiste in maniera contagiosa, prorompente, lo spettare è di fronte e dentro l’opera, come in pochi altri casi mi è capitato di vedere. Lo specchio da sempre rappresenta la dualità della vita e della morte, la vanitas della giovinezza, il riflesso infinito della propria immagine che si disperde nello spazio a noi conosciuto, che continua anche lontano da noi, dopo di noi. Valeria razionalmente, nel corso della sua affascinante avventura giornalistica ed artistica, ha raccolto storie straordinarie, fotografato lapidi nei cimiteri di tutto il mondo, per renderle leggibili attraverso la scrittura e vivibili attraverso l’arte.
Un viaggio il suo che ci regala un sentimento epico alla morte, che la nobilita in senso artistico e letterario, perché di artisti e letterati, questa istallazione coglie la verità, quella della loro fine, tragica a volte, magnificamente banale altre, ma che è riuscita di fatto a renderle inaspettate e magiche, mai drammatiche, bensì pacificate e riconcilianti “
Passeggiate nei prati dell’Eternità”.
Elisa Polidori, Gualdo Tadino, Agosto 2013



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