Perché ho scritto PASSEGGIATE NEI PRATI DELL'ETERNITA'



Valeria Paniccia, autrice di PASSEGGIATE NEI PRATI DELL'ETERNITA'  R30

Quando dieci anni fa sono capitata per caso al Campo Verano di Roma non avrei mai immaginato di intraprendere un’avventura di pensieri e di immagini. Quello che mi è caduto addosso varcando la soglia che per molti, me compresa all’epoca, era un tabù, è stato inaspettato ed estremamente piacevole. La sorpresa - ma in quel momento non lo era affatto, oggi, ripensandoci, forse sì - si è raddoppiata quando, all’idea di passeggiare con me nei cimiteri, tutti hanno accettato senza esitazioni. La Rai, per prima, e poi le mie guide: filosofi, premi Nobel, astrofisici, attori, registi, politologi, sacerdoti, scrittori, giornalisti, architetti. E lo hanno fatto gratuitamente. Per il piacere, forse, di confrontarsi con l’eternità.
RaiSat Extra (ma all’epoca il numero zero lo realizzai per RaiSat Album) si impegnò a girare con tre telecamere (una steady, una a mano e una piccola per i dettagli) esclusivamente dentro un cimitero. Aprire una tomba, se così si può dire, era anche aprire l’archivio delle meravigliose Teche.

Ho avuto pochissimi rifiuti tra le guide scelte per farmi accompagnare alla ricerca dei grandi sepolti. Tra di essi una cantante rock molto trasgressiva che, a detta della sua ufficio stampa, non se la sentiva di venire a passeggiare tra le tombe ma anche alcune personalità del mondo religioso si sono rifiutate.

Chissà se questa è solo una coincidenza. Il fatto è che in Italia non è d’uso passeggiare nei cimiteri, come per esempio a Londra o a Parigi i cui scaffali delle librerie, anche commerciali, sono peraltro pieni di libri sui cimiteri.
Tra i rifiuti c’erano Gianfranco Ravasi che stimo tantissimo e il Cardinal Martini che incontrai personalmente. Diceva sempre di voler essere sepolto nel cimitero cristiano del Monte Sion, nei pressi della porta omonima, a Gerusalemme, dove avrei voluto realizzare la passeggiata e dove risposa Oskar Schindler che salvò, come tutti sanno, più di mille ebrei. E invece riposa al Duomo di Milano, dove era stato arcivescovo.

Il titolo del mio libro che sta uscendo in questi giorni per l’editore Mursia è una citazione che mi è stata suggerita da Fernanda Pivano, con la quale avevo accarezzato l’idea di una passeggiata all’acattolico di Roma dove è sepolto il poeta Gregory Corso,che lei aveva tradotto facendolo conoscere in Italia. I suoi amici Beat «sono tutti in pace nei prati profumati dell’eternità», amava riferire spesso la Pivano. Poi tutto è saltato, per via dei suoi molteplici impegni (ci siamo sentite spesso al telefono e mi era piaciuta la sua presenza davanti al sepolcro di Ernest Hemingway nel documentario di Luca Facchini
A Farewell to Beat, Fandango 2002) ed è saltata anche la passeggiata con Joan Baez che era di passaggio a Roma e dalla quale ho ricevuto però una bella lettera in cui si scusava per il rifiuto.
Extraterreni è il titolo della mia serie tivù con Cacciari a San Michele in Isola, Pupi Avati alla Certosa di Bologna, Giovanni Sartori alle Porte Sante di Firenze, Gae Aulenti al Monumentale di Milano, Toni Servillo a Santa Maria del Pianto, Napoli, Margherita Hack all’acattolico di Roma, Saramago allo Staglieno di Genova, Muccino a Hollywood Forever, Volcic a Novodevichy, Mosca, Albertazzi al Père-Lachaise di Parigi, Chiambretti e Don Ciotti al Monumentale di Torino e infine Pandolfi al Verano nella puntata di prova, in gergo numero zero (con la regia di Fiorella Cappelli, mentre il format ha avuto l’imprimatur di Luca Nannini). Quando sono finite le passeggiate sono voluta ritornare nei cimiteri.
Con le mie guide eccellenti ero andata alla ricerca dei grandi sepolti. Molto era rimasto fuori dalle telecamere. Adesso mi affascinavano i piccoli. Chi decide poi se uno è grande o piccolo sepolto?
Christian Charlet, direttore di oltre venti cimiteri a Parigi, un giorno mi disse che i dépliant con la mappa delle tombe dei famosi cambiano, almeno ogni anni. Un giorno è
cool Edmond De Goncourt e l’anno dopo no.

Dunque è quando la collettività perde la memoria che si finsice del tutto di esistere? Quella è la vera morte? I morti continuano a vivere finché noi vivi ricordiamo il loro nome. E quelli sono i morti illustri, i meno mortali degli altri.
Leggendo le lapidi meno conosciute, le storie di quei sepolti mi arrivavano addosso. Come quella volta che a San Michele in Isola lasciai un biglietto alla fioraia per la madre di un defunto che aveva una lapide bellissima. C’era scritto sotto l’ombra di una faggio pendulo centenario: “Dov’è il luogo segreto, inaccessibile a tutte le creature, in cui l’anima si unisce all’Increato?”.
Da lì è scaturito il desiderio di perdermi e lasciarmi coinvolgere anche dai segni su quelle pietre nei cimiteri. Ma è a teatro, grazie alla complicità del regista Piero Maccarinelli che l’avventura è proseguita.
Il libro era già pronto e il regista milanese mi chiese di fare una lettura scenica nella sua rassegna, I lunedì degli Artisti, al Piccolo Eliseo. Così Mariano Rigillo, Maria Teresa Rossini, Manuela Mandracchia, Giulio Forges Davanzati, intervallati da frammento della serie tv Extraterreni, leggevano i miei testi, scritti dopo che la serie tv era finita, quando sono tornata a passeggiare in quegli stessi sepolcreti dove avevamo realizzato il set.
Alla serata, in scena il 18 aprile 2011, parteciparono anche Pupi Avati e Giovanni Sartori, mie guide alla Certosa di Bologna e alle Porte Sante di Firenze.

….